La riforma di Clistene - 508 a.C.
martedì 10 marzo 2020
L'Impero Persiano
Ciro II il grande (558-530 a.C.) conquista dell'Assiria, Armenia, Lidia e città della costa anatolica( 546 a.c.)
Cambise II (530-522 a.C.) conquista l'Egitto
Dario I il grande (522-486 a.C.) conquista la Tracia e la Macedonia
Le città greche dell'Anatolia prima della rivolta ionica
Sotto il dominio Persiano, benchè ufficialmente le città greche conservassero la propria autonomia e le proprie leggi, nei fatti subivano pesanti tributi militari ed economici e le imposizioni dei satrapi che favorivano governi tirannici filopersiani.
Inoltre videro ostacolati i loro commerci con l'Egitto controllato dai Persiani.
La rivolta Ionica 499-494 a.C.
500 a.C. Spedizione contro Nasso
Aristagora, tiranno di Mileto, insieme ad Artaserse, satrapo di Sardi, progetta la conquista dell'isola di Nasso ma la spedizione ha esito sfavorevole.
499 a.C.-494 a.C.
Aristagora, nel 499 a.C. per sottrarsi alla punizione di Dario si mette a capo di una rivolta contro la Persia. Chiede sostegno alle poleis del continente ma le uniche a rispondere sono Atene ed Eretria che inviano rispettivamente 20 e 5 navi. Se inizialmente le sorti arridono ai greci tanto da arrivare a conquistare Sardi nel 498 a.C., ben presto la situazione si capovolge e Dario mette in ginocchio i rivoltosi vendicandosi di Mileto al punto da radere al suolo la città e trucidare e deportare tutti i suoi cittadini.(494 a.C.).
La prima Guerra Persiana
492 a.C.
Dario chiede la sottomissione delle poleis greche, molte città si consegnano spontaneamente. Ad Atene la classe dirigente si divide in due fazioni:
1) alcuni, convinti della superiorità di Dario, volevano trovare con lui un compromesso
2) altri erano pronti ad accettare qualunque rischio pur di salvaguardare la libertà della polis.
Dario invia una flotta quello stesso anno per sottomettere Atene con il generale Mardonio, ma questa viene distrutta da una tempesta presso il monte Athos nella Grecia settentrionale.
490 a.C.
La flotta persiana, comandata da Dati e Artaferne, sottomette le Cicladi, poi, giunta in Eubea, distrugge Eretria e si ferma a Maratona a circa 42 Km da Atene. Gli ateniesi lanciano un appello a tutte le poleis per combattere unite i persiani. Gli spartani promettono di inviare un esercito ma solo dopo aver concluso le celebrazioni in onore di Apollo (probabilmente si trattava di un diversivo che celava la tradizionale riluttanza dei Lacedemoni ad impegnarsi militarmente fuori dal Peloponneso). Gli Ateniesi dunque guidati da Milziade con un piccolo contingente di soldati plateesi loro alleati affrontano e vincono i persiani nella piana di Maratona.
Dario chiede la sottomissione delle poleis greche, molte città si consegnano spontaneamente. Ad Atene la classe dirigente si divide in due fazioni:
1) alcuni, convinti della superiorità di Dario, volevano trovare con lui un compromesso
2) altri erano pronti ad accettare qualunque rischio pur di salvaguardare la libertà della polis.
Dario invia una flotta quello stesso anno per sottomettere Atene con il generale Mardonio, ma questa viene distrutta da una tempesta presso il monte Athos nella Grecia settentrionale.
490 a.C.
La flotta persiana, comandata da Dati e Artaferne, sottomette le Cicladi, poi, giunta in Eubea, distrugge Eretria e si ferma a Maratona a circa 42 Km da Atene. Gli ateniesi lanciano un appello a tutte le poleis per combattere unite i persiani. Gli spartani promettono di inviare un esercito ma solo dopo aver concluso le celebrazioni in onore di Apollo (probabilmente si trattava di un diversivo che celava la tradizionale riluttanza dei Lacedemoni ad impegnarsi militarmente fuori dal Peloponneso). Gli Ateniesi dunque guidati da Milziade con un piccolo contingente di soldati plateesi loro alleati affrontano e vincono i persiani nella piana di Maratona.
il mito dei Maratonomachi e la data della battaglia
Rappresentano il modello di combattenti duri, capaci di ogni sacrificio. Il tragediografo Eschilo, che combattè a Maratona, volle che sulla sua tomba fosse menzionata soltanto la partecipazione alla battaglia senza riferimenti alla sua gloriosa attività poetica (Pausania I 14, 5).
La battaglia fu rappresentata sui muri del portico di Atene detto stoa poikile (portico dipinto).
La vittoria si caricò di molteplici significati perchè
1) come ricorda lo stesso Erodoto, prima di quel momento sembrava impossibile poter fronteggiare l'avanzata persiana.
2) se i soldati persiani combattevano per la conquista e sotto comando del re, i soldati greci combattevano per la salvezza e la libertà della patria.
3) gli Ateniesi per la prima volta svolsero un ruolo di primaria importanza e da quel momento assursero a simbolo della difesa greca contro il barbaro persiano
Per quanto riguarda la datazione esatta della battaglia Giuseppe Nenci ("Erodoto libro VI", Milano 1998) sostiene che la battaglia sia avvenuta il 16 settembre del 490 a.C. sulla base del seguente ragionamento:
1) il combattimento avvenne nel mese di Boedromione (settembre- ottobre)
2) gli spartani avevano promesso sarebbero arrivati dopo il plenilunio che avrebbe segnato il termine delle feste che stavano celebrando (probabilmente le Carnee che si svolgevano tra agosto e settembre)
3) poichè Erodoto dichiara che costoro partiti immediatamente dopo il plenilunio giunsero in Attica dopo tre giorni a battaglia finita ma in tempo per vedere ancora i persiani sul campo insepolti, ciò significa che la battaglia era avvenuta il primo giorno di luna calante, che nel settembre del 490 a.C. corrisponde al 16 .
come prova di questo ragionamento si può osservare che dal 490 sul rovescio del tetradramma d'argento gli ateniesi inserirono il simbolo della luna calante accanto alla civetta.
La battaglia fu rappresentata sui muri del portico di Atene detto stoa poikile (portico dipinto).
La vittoria si caricò di molteplici significati perchè
1) come ricorda lo stesso Erodoto, prima di quel momento sembrava impossibile poter fronteggiare l'avanzata persiana.
2) se i soldati persiani combattevano per la conquista e sotto comando del re, i soldati greci combattevano per la salvezza e la libertà della patria.
3) gli Ateniesi per la prima volta svolsero un ruolo di primaria importanza e da quel momento assursero a simbolo della difesa greca contro il barbaro persiano
Per quanto riguarda la datazione esatta della battaglia Giuseppe Nenci ("Erodoto libro VI", Milano 1998) sostiene che la battaglia sia avvenuta il 16 settembre del 490 a.C. sulla base del seguente ragionamento:
1) il combattimento avvenne nel mese di Boedromione (settembre- ottobre)
2) gli spartani avevano promesso sarebbero arrivati dopo il plenilunio che avrebbe segnato il termine delle feste che stavano celebrando (probabilmente le Carnee che si svolgevano tra agosto e settembre)
3) poichè Erodoto dichiara che costoro partiti immediatamente dopo il plenilunio giunsero in Attica dopo tre giorni a battaglia finita ma in tempo per vedere ancora i persiani sul campo insepolti, ciò significa che la battaglia era avvenuta il primo giorno di luna calante, che nel settembre del 490 a.C. corrisponde al 16 .
come prova di questo ragionamento si può osservare che dal 490 sul rovescio del tetradramma d'argento gli ateniesi inserirono il simbolo della luna calante accanto alla civetta.
tra le due guerre: Temistocle
Temistocle, Aristide e la talassocrazia ateniese
A seguito della vittoria di Maratona Milziade, forte del successo, avviò un progetto di occupazione delle Cicladi a cominciare da Paro. L'iniziativa fallì e Milziade cadde in disgrazia e morì in carcere.
Il problema persiano di fatto non era risolto e, ancora una volta, ad Atene i gruppi dirigenti si divisero. Temistocle riteneva fondamentale che Atene costruisse una grande flotta per affrontare la minaccia persiana. A questo fine propose si utilizzassero i proventi delle miniere del Laurio (attica centrale). Aristide, si opponeva a questo disegno ritenendo che si dovesse continuare ad utilizzare quella ricchezza per le distribuzioni ai cittadini in particolare perchè temeva che la politica di Temistocle avrebbe portato un'alterazione negli equilibri sociali in quanto, per allestire la flotta si sarebbero dovuti impiegare molti teti (la classe sociale più povera) e, se avessero ottenuto delle vittorie, questi avrebbero sicuramente preteso maggiore riconoscimento politico.
Temistocle trovava dunque appoggio nei ceti poveri e mercantili
Aristide esprimeva gli interessi dell'aristocrazia.
L'assemblea popolare sostenne il progetto di Temistocle che non esitò addirittura a volgere in proprio favore il responso dell'oracolo di Delfi ("Atene sarà difesa da mura di legno").
Vennero attrezzate 200 triremi (così chiamate a causa dei tre ordini di rematori sovrapposti), un nuovo tipo di navi particolarmente veloci e agili nelle manovre.
Fu così che ebbe origine la più potente flotta del tempo e il dominio ateniese sui mari.
Serse e la nuova minaccia persiana
Morto Dario nel 486 a.C. mentre preparava la riscossa persiana, salì al trono il figlio Serse I che seguì personalmente i preparativi organizzando ogni dettaglio.
Fece addirittura costruire un ponte di barche sull'Ellesponto che permettesse il transito dell'esercito di terra!
Nel 480 a.C. l'imponente esercito persiano con a capo lo stesso re fece il suo ingresso in territorio ellenico.
Questa volta le poleis greche si unirono quasi tutte per combattere unite e già nel 481 a.c. avevano stretto un'alleanza, la Lega Panellenica, il cui comando era stato affidato a Sparta, benchè Atene, forte delle sue triremi, aveva assunto un importante ruolo nella difesa navale.
La seconda guerra persiana
Giunti i persiani dal nord in Tessaglia, alcune città si accordarono con il re mentre la lega preparava il piano militare per respingerli.
Si decise di sbarrare il passo all'avanzata persiana verso il sud presso le Termopili dove vennero mandati 300 spartiati con a capo Leonida mentre la flotta ateniese presso capo Artemisio cercava di tenere a bada la flotta persiana per evitare che recassero aiuti all'esercito.
480 a.c. La battaglia delle Termopili mise in evidenza la forza e l'eroismo dell'esercito di Leonida che solo a seguito del tradimento di Efialte, che indicò ai persiani una passo per aggirare i greci e prenderli alle spalle, cadde sconfitto.
I persiani a questo punto invasero la Beozia e l'Attica, Atene in particolare vide la distruzione dell'intera città e dell'acropoli.
I cittadini però, secondo il piano strategico di Temistocle, erano stati spostati sulle isole vicine di Trezene e Salamina. Sempre Temistocle tramite un falso traditore fece sapere a Serse che gli ateniesi erano indeboliti e pronti ad arrendersi. Così il re fece dirigere l'intera flotta nello stretto golfo di Salamina in cui però le grandi navi persiane rimasero incastrate scontrandosi vicendevolmente mentre le agili triremi ateniesi, pronte allo scontro, infissero una terribile sconfitta ai persiani al punto che il re decise di tornare in Persia.
Rimase in Tessaglia l'esercito persiano sotto il comando di Mardonio, per riprendere l'offensiva la primavera successiva.
nel 479 a.C. a Platea in Beozia ci fu un altro scontro. A capo dell'esercito greco questa volta ci fu Pausania (nipote di Leonida) insieme ad Aristide, tornato dopo l'ostracismo. La vittoria dei greci fu netta: lo stesso Mardonio trovò la morte e i persiani tornarono in Asia.
La flotta greca raggiunse e affondò quanto restava della flotta persiana a Micale, presso l'isola di Samo.
Nel 478 a.C. anche Sesto, ultima base persiana nel continente, fu espugnata ad opera della flotta greca con a capo gli ateniesi.
I Persiani di Eschilo
La vicenda dei Persiani
La scena è ambientata a Susa, capitale dell’impero persiano.
Entra un coro di vecchi: sono gli uomini superstiti, poiché Serse ha condotto
tutto il suo esercito a combattere in Grecia. Sopraggiunge Atossa, madre di
Serse e vedova del re Dario; è lei a evocare dall’Ade l’ombra del defunto re e
pronuncia un severo giudizio contro Serse, colpevole di smisurata superbia.Un
messaggero riferisce che la flotta persiana è stata annientata dagli Ateniesi
nella battaglia di Salamina. Il mare è coperto di cadaveri e di relitti, la
guerra è perduta. Serse è vivo, ma è sconfitto e umiliato.
La doppia prospettiva di Eschilo
L’aspetto innovativo della tragedia di Eschilo, che diviene
un exemplum nel panorama tragico, è la scelta di inquadrare un dramma nella
prospettiva dei nemici e degli sconfitti, rinunciando a rappresentare l’uomo
persiano come un barbaro da deridere o da odiare. La voce di Eschilo si leva ad innalzare il ruolo egemonico
che la potenza Ateniese aveva assunto tra le città greche, ma anche a
commiserare la sconfitta dei Persiani, un popolo sofferente per la colpa del
proprio capo, di cui la popolazione è costretta a espiare le sue colpe.
La colpa di Serse: la
ὕβϱις di un capo persiano
Eschilo inserisce la vicende in un contesto assai fosco e
tetro, ove operano delle forze segrete e oscure: l’accecamento, che impedisce
al capo persiano di scorgere il suo destino, cadendo nel baratro della
sconfitta, e la prevaricazione, che attira la punizione divina.
Al centro del teatro eschileo è posto interrogativo
sull’agire dell’essere umano, sulla sua sofferenza e se questa condizione sia
intrinseca alla specie umana oppure se derivi da un forza esterna. A mettere in
luce le motivazioni degli eventi umani, in relazione alla sfera della giustizia
e del rapporto con la divinità, è lo spettro di Dario, padre di Serse, evocato
dalla regina Atossa.
[…] E CERTAMENTE, QUANDO UNO
SMANIA DI AGIRE ,ANCHE IL DIO COOPERA; COSÌ ORA SI È SCOPERTA LA SORGENTE DEI MALI PER TUTTI I MIEI CARI.[…]
E LUI MORTALE SI ILLUSE NELLA SUA STOLIDITÀ DI DOMINARE POSEIDONE E I NUMI
TUTTI.”( TRAD. F. FERRARI)
La legge degli dèi
Zeus, padre degli dèi, è garante di una nuova legge: la giustizia
(δίκη). Tale forza spiega la causalità degli avvenimenti, apparentemente
inspiegabile, che regola la colpa e la punizione.
la situazione dopo le guerre persiane
Dopo le vittorie di Platea e Micale lo stato di guerra continuò per parecchi anni. L'intento era tagliare completamente ai Persiani ogni via di comunicazione con l'Europa. I Greci si mossero contro Bisanzio ma Sparta non era favorevole a continuare un'azione militare al di fuori dei propri territori. Il suo ritiro dalle operazioni favorì l'ascesa di Atene.
Nel 477 a.C. fu costituita la Lega Delio attica.
Aderirono alla lega le isole dell'Egeo, le poleis costiere dell'Asia Minore di stirpe ionica e, naturalmente, Atene, che deteneva il primato attraverso i due voti all'assemblea e il comando della flotta. Le città più ricche (Chio, Mitilene, Samo..) fornivano navi e soldati, le altre tributi che andavano a costituire il Tesoro della Lega conservato a Delo, dove gli alleati si riunivano. Naturalmente Atene appoggiava i regimi democratici nelle poleis della Lega e inviava delle cleruchie ( colonie- guarnigione) nei territori degli alleati, con la scusa della protezione ma con il chiaro intento di controllo.
Temistocle e Cimone
A Temistocle, vincitore della seconda guerra persiana, si deve attribuire quella politcia che rese Atene una potenza invincibile.
A lui infatti si deve la costituzione della Lega Delio attica ma anche la costruzione ad Atene delle Lunghe mura che mettevano in comunicazione l'acropoli e il porto più importante, il Pireo.
Temistocle era sostenuto da Teti e Mercanti e propugnava una politica antispartana.
A lui si oppose Cimone, figlio di Milziade il vincitore di Maratona, che, con l'appoggio degli aristocratici riteneva più conveniente un'accordo con Sparta che un conflitto.
Nel 471 a.C. Temistocle fu ostracizzato e Cimone rimase leader incontrastato. Questi riprese le
operazioni antipersiane nell'Egeo e liberò le coste della Tracia, stabilendo il
controllo di Atene su Bisanzio e, dunque, sul Bosforo.
Nel 466 a.C. i Persiani furono sconfitti presso la foce
dell'Eurimedonte
Nel 465-4 a.C. però gli Iloti, approfittando di un terremoto
che aveva devastato la città, si ribellarono (Terza guerra messenica) contro
gli Spartiati che chiesero aiuto ad Atene. Cimone partì subito con le truppe
ma, probabilmente a causa di reciproci sospetti fra le due potenze, le cose non
andarono come aveva pensato. Le truppe ateniesi furono congedate, cosa che Cimone, giunto in patria,
scontò con l'ostracismo (462 a.C.).
La guida della polis tornò ai democratici.
Dopo la breve parentesi di Efialte (462-461 a.C.) che con
una riforma aveva esautorato l'Aeropago, espressione dell'aristocrazia, dei
suoi poteri e accresciuto il ruolo dell'Ecclesia e della Bulè, il ruolo di
guida passò a Pericle.
Pericle
Atene dopo le guerre persiane aveva visto l'affermarsi di un nuovo ruolo dei ceti bassi:
- i teti, indispensabili per la flotta,
- i mercanti, favoriti dall'espansione dei traffici commerciali.
Ciò favorì l'imporsi di un governo democratico che con Pericle raggiunse la sua massima affermazione.
Pericle, figlio di Santippe, aristocratico della famiglia degli Alcmeonidi, leader del partito democratico, dominò la vita politica ateniese dal 461 al 429 a.C.
Con lui si dice che la democrazia raggiunse quella forma che ancora oggi costituisce un fondamento della nostra civiltà e delle nostre istituzioni politiche.
1) l'allargamento dei diritti e della partecipazione alla vita politica a tutti i cittadini grazie anche all'attribuzione di un'indennità
2) egemonia economica e culturale di Atene sulle altre poleis
3) politica estera espansionistica, mirata a risolvere il conflitto con l'impero persiano e sottrarre a Sparta l'egemonia sulla Grecia continentale
lunedì 9 marzo 2020
la politica estera di Pericle
Gli obiettivi di Pericle
Nel 460 a.C. al 454 a.C. contro la Persia
Sostegno all'Egitto contro la Persia, con il doppio fine sia di ricominciare le ostilità con i persiani sia di favorire i commerci di grano e papiro tra Egitto e Atene. In un primo momento bene ma poi una grave sconfitta. nel 449 a.C. la Pace di Callia, per la quale
Sostegno all'Egitto contro la Persia, con il doppio fine sia di ricominciare le ostilità con i persiani sia di favorire i commerci di grano e papiro tra Egitto e Atene. In un primo momento bene ma poi una grave sconfitta. nel 449 a.C. la Pace di Callia, per la quale
- ad Atene il controllo del mare Egeo
- i Persiani riconoscevano l'indipendenza delle poleis greche dell'Asia Minore, prendevano il controllo di Cipro e l'Egitto
Pericle a questo punto non solo non sciolse la Lega (aveva già trasferito il tesoro da Delo ad Atene) ma intervenne duramente contro chi si ribellava e fondò molte cheruchie per controllare il territorio. Per potenziare le rotte verso il Mar Nero fondò in Tracia Anfipoli.
Dal 460 a.C. al 446 a.C. contro Sparta
Pericle a questo punto non solo non sciolse la Lega (aveva già trasferito il tesoro da Delo ad Atene) ma intervenne duramente contro chi si ribellava e fondò molte cheruchie per controllare il territorio. Per potenziare le rotte verso il Mar Nero fondò in Tracia Anfipoli.
Dal 460 a.C. al 446 a.C. contro Sparta
Pericle appoggiò le poleis della Grecia centrale che si ribellavano a Sparta tra cui Argo e Mantinea. Nel 457a.C. arrivò anche ad occupare a nord la Beozia giungendo a dominare un territorio di gran lunga superiore a quello delle altre poleis. Ma i fronti erano troppi.
A causa dell'insorgere di Coronea nella Grecia centrale e dell'Eubea a nord, Atene nel 446-445 a.C. si vide costretta a stringere con Sparta un accordo di Pace Trentennale per cui
- Atene manteneva l'egemonia sul mare
-Sparta manteneva il controllo del Peloponneso
l'acropoli di Atene
Distrutta dai persiani nel 480 a.C. l'acropoli di Atene rimase a lungo un luogo di macerie finchè nel 450 a.C. circa si decise di ricostruire gli edifici. Ciò avvenne in particolare grazie alla volontà di Pericle che voleva rendere visibilmente Atene la città guida degli elleni e intervenire nell'economia con grandiosi lavori pubblici che garantissero occupazione per i cittadini meno ambienti. A causa dei numerosissimi resti considerati sacri, si decise di utilizzare le macerie per ripianare il terreno e costruirci sopra (grande fortuna per gli archeologi).
Atene "Scuola dell'Ellade"
Pericle si circondò di intellettuali e artisti tanto che alla metà del V secolo Atene era il più grande centro culturale dell'epoca.
Ad Atene vivevano ed operavano filosofi quali Anassagora, i sofisti Protagora e Gorgia e, naturalmente, Socrate.
Cuore pulsante della polis era il teatro cui tutti i cittadini dovevano recarsi. Gli spettacoli, che si tenevano in occasioni di sacre feste, erano tragedie e commedie.
Le prime che proponevano di norma storie mitologici, di fatto mettevano in scena temi morali e politici di grande attualità. La commedia, benchè presentasse un ambientazione contemporanea e storie a volte impossibili, di fatto ironizzava criticamente su politici e sulla cultura del tempo.
è in questo contesto che opera anche il grande storiografo Tucidide, amico di Pericle e per noi fonte letteraria fondamentale per la ricostruzione della guerra del Peloponneso (almeno per buona parte).
In Tucidide è presente il famoso discorso agli Ateniesi tenuto da Pericle per i caduti ad una anno dall'inizio delle ostilità che divenne manifesto politico della superiorità ateniese ("Scuola dell'Ellade")
domenica 8 marzo 2020
La guerra del Peloponneso-
La guerra del Peloponneso fu senza dubbio la guerra più importante del mondo greco per estensione nello spazio, visto che tocco tutto il mondo greco da oriente ad occidente (e nella fase finale anche l'Impero Persiano) e nel tempo, dal 431 a. C. al 404 a.C..
Lo storico che ci riporta gran parte degli avvenimenti, svolgendo anche delle riflessioni è Tucidide.Possiamo distinguere due tipologie di cause che portarono allo scoppio di questa guerra : cause apparenti e cause profonde.
Cause apparenti:
1) lo scontro economico tra Atene e Megara
2) lo scontro tra Atene e Corinto a causa dell'appoggio offerto a Corcira, che si era ribellata contro la madrepatria.
Cause profonde :
1) la rivalità tra Sparta e Atene, in particolare per il continuo crescere della potenza di quest'ultima
2) l'opposizione ideologica tra regime oligarchico e democratico
3) la talassocrazia ateniese, sempre più tirannica verso gli alleati
L'inizio delle ostilità
contro Corinto
- nel 433a.C. Atene si intromise nel conflitto tra Corcira (odierna Corfù), colonia corinzia e base strategia per i contatti con l'Occidente greco e la sua madrepatria Corinto.
- nel 432 a.C. Atene intimò a Potidea, colonia corinzia nella penisola calcidica aderente alla Lega delio-attica, di interrompere i rapporti con la madrepatria. A seguito della ribellione della città Pericle occupò Potidea e insediò una cheruchia ateniese.
contro Megara
- nel 432a.C. Atene vietò alle navi megaresi l'accesso in tutti i porti della lega delio-attica (embargo)
Corinto e Megara chiesero aiuto a Sparta che immediatamente chiese ad Atene di ritirarsi da Potidea e revocare l'embargo contro Megara. Il rifiuto netto di Pericle segnò l'inizio del conflitto (431a.C.)
sabato 7 marzo 2020
La prima fase della guerra
431 a.C.
Pericle e la Guerra di logoramento: attacchi lungo le coste e paralisi del commercio dell'avversario che determinano l'invasione dell'attica da parte degli spartiati ma la popolazione viene tutta accolta ad Atene che, grazie alle Lunghe mura, continua ad esser rifornita via mare.
429a.C.
Scoppia la peste e muore lo stesso Pericle. Ad Atene contrapposizione tra Cleone, rappresentante dei ceti legati all'impero marittimo, che voleva continuare la guerra e Nicia, portavoce dei proprietari terrieri che voleva chiudere le ostilità.
427a.C.
La ribellione di Mitilene ad Atene viene duramente repressa. Sparta e Tebe, in risposta, attaccano Platea alleata di Atene.
Atene invia una flotta in aiuto di Leontini, polis della Sicilia che si opponeva al dominio di Siracusa, polis di origine dorica e dunque possibile alleata di Sparta. La spedizione, che non diede risultati politici, aprì però un altro fronte della guerra.
425aC.
Gli Ateniesi conquistano Pilo (costa sud-occidentale del Peloponneso)e occupano Sfacteria (isola antistante) catturando la guarnigione spartana che la presidiava.
424 a.C.
Sparta apre allora un altro fronte in Tracia e, grazie al generale Brasida espugna Anfipoli, colonia ateniese. Sparta così riesce a impadronirsi delle miniere del Pangeo, fonte di ricchezza di Atene, e ostacolare i rifornimenti dal Mar Nero verso l'Attica.
Viene mandato Cleone per riprendere la città e, in un terribile scontro, morirono entrambi i generali.
421a.C.
Pace di Nicia un'accordo che prevedeva il ritorno della situazione antecedente il conflitto e un impegno a mantenere la pace per cinquantanni.
venerdì 6 marzo 2020
La spedizione contro Melo 417a.C.
Gli anni immediatamente dopo la pace di Nicia videro Sparta e Atene impegnate a consolidare le rispettive zone di potere, la prima rafforzando la supremazia nel Peloponneso con la battaglia di Mantinea (418a.C.) a danno di Argo (alleata Ateniese) e la seconda riprendendo il controllo della penisola calcidica e delle isole cicladi.
Nel 417a.C. l'isola di Melo, che fino ad allora era rimasta neutrale, entrò nelle mire ateniesi e, rifiutatasi di entrare nella Lega Delio Attica, contando probabilmente nell'appoggio di Sparta a causa dell'origine dorica, fu sottoposta ad andrapodismos (maschi uccisi e donne e bambini venduti come schiavi). Fu una violenza delle norme morali di rispetto della vita che fino ad allora erano sempre state rispettate. Il mondo greco scoprì allora la guerra totale che mira non alla sconfitta ma allo sterminio dell'avversario.
Tucidide ci riporta nel V libro il famosissimo discorso pronunciato dai Meli e dalla delegazione ateniese volto a dimostrare la validità della legge del più forte
Tucidide ci riporta nel V libro il famosissimo discorso pronunciato dai Meli e dalla delegazione ateniese volto a dimostrare la validità della legge del più forte
La spedizione in Sicilia 415a.C. -413 a.C.
Ad Atene venne alla ribalta il nipote di Pericle , Alcibiade, giovane intelligente, colto e ambizioso, sostenitore della ripresa della guerra contro Sparta.
Nel 415 a.c. Segesta chiese aiuto contro Selinunte e Siracusa, poleis di origine dorica. Alcibiade convinse l'assemblea a preparare una spedizione della quale lui stesso, inseme a Nicia e Lamaco fu proclamato generale.
lo scandalo delle Erme
Dietro tali accuse si celavano i nemici politici che vedevano in lui atteggiamenti troppo vicini a quelli di un tiranno. Alcibiade preferì fuggire a Sparta e fu condannato in contumacia.
La guerra in Sicilia continuò con alterne vicende fin quando Sparta inviò un contingente in aiuto di Siracusa. Anche Atene inviò dei rinforzi sotto la guida di Demostene ma nel 413 a.C.
Fu una sconfitta eclatante per gli ateniesi che trovarono la morte o la prigionia nelle latomie siracusane. Nicia stesso morì.
Dietro tali accuse si celavano i nemici politici che vedevano in lui atteggiamenti troppo vicini a quelli di un tiranno. Alcibiade preferì fuggire a Sparta e fu condannato in contumacia.
La guerra in Sicilia continuò con alterne vicende fin quando Sparta inviò un contingente in aiuto di Siracusa. Anche Atene inviò dei rinforzi sotto la guida di Demostene ma nel 413 a.C.
Fu una sconfitta eclatante per gli ateniesi che trovarono la morte o la prigionia nelle latomie siracusane. Nicia stesso morì.
La guerra decelea e gli oligarchici al potere 413a.C. - 404a.C.
Nel 413 a.C. Sparta occupò Decelea , un borgo ai confini dell'attica dal quale era possibile controllare i rifornimenti via terra e le ricchezze provenienti dalle miniere del Laurio. Nel 412 a. C. i Persiani si allearono con Sparta e allestirono una flotta (quello che a Sparta mancava). Molte isole lasciarono la Lega ad eccezione di Samo dove si concentrarono le forze navali di Atene.
Nel 411 a.C. ad Atene il colpo di Stato degli oligarchici che abolirono la riforma di Clistene e di Pericle, tolsero i sussidi per le attività politiche e formarono il Consiglio dei Quattrocento, scelto su base censitaria. Dopo quattro mesi appena il Consiglio cadde grazie alla sommossa dei teti della flotta ateniese a Samo che richiamarono Alcibiade, elessero comandante Trasibulo e ripristinarono la democrazia ad Atene.
l'ultima vittoria ateniese
La guerra proseguì con Atene impegnata nel Bosforo (per garantire i rifornimenti di grano) e nella Ionia.
Nel 407 a.C. gli spartani vinsero a Nozio, nei pressi di Efeso e Alcibiade fu sostituito con Conone che, nel 406 a.C. conseguì l'ultima grande vittoria degli ateniesi alle Arginuse.
Il processo agli strateghi
Il processo agli strateghi
L’accusa che venne loro rivolta fu quella di aver lasciato annegare i naufraghi delle venticinque navi ateniesi che, nonostante la brillante vittoria. Furono circa un migliaio i marinai, che trovarono la morte a causa delle mancate operazioni di soccorso. In realtà, il mancato soccorso ai naufraghi era stato provocato dal sopraggiungere improvviso di una tempesta, che lo aveva reso materialmente impossibile, oltre che da un probabile malinteso fra gli strateghi e i due

trierarchi da essi specificamente incaricati delle operazioni di salvataggio: due uomini politici abili e molto popolari, quali Trasibulo e Teramene. Quanti si oppongono, all’irregolarità in cui si svolge il procedimento, vengono zittiti al grido di: “non si può impedire al popolo di fare ciò che vuole”. Alla fine, i pritani convalidano la messa a morte degli strateghi richiesta dall’assemblea, l’unico a opporsi è Socrate che, invano, cerca di riportare la folla alla moderazione. Con una tale presa di posizione non è impensabile che il filosofo si sia attirato degli odi implacabili, che, in seguito, sarebbero riemersi nel corso del processo intentato a suo carico con l’accusa di empietà e di corruzione dei giovani, processo che è ben noto come sia andato a finire. Alla descrizione del processo delle Arginuse Senofonte dedica un racconto ampio e particolareggiato nel VII capitolo del I libro delle Elleniche, un racconto la cui ricchezza di particolari e precisione ha fatto pensare che Senofonte avesse assistito al processo ed avesse ricordi personali o che avesse davanti gli appunti di Tucidide.
Il processo che si svolse nell’autunno del 406 rappresentò una svolta decisiva nella guerra del Peloponneso: con esso Atene, che dopo il disastro di Sicilia del 413 e il colpo di stato oligarchico del 411 aveva recuperato in pochi anni forze e prestigio, tornando alla vittoria sul piano militare e restaurando all’interno la democrazia, si privò, con un tragico errore giudiziario, di uomini che erano, nello stesso tempo, i suoi migliori strateghi e i più fedeli sostenitori della democrazia, dette così un colpo gravissimo al morale delle ciurme impegnate nella guerra.
la conclusione della guerra

Nel 405 a.C. lo spartano Lisandro grazie agli aiuti persiani (sia in termini di denaro sia in termini di navi) segnò la vittoria decisiva a Egospotami nell'Ellesponto.
Nel 404 a.C. Atene assediata si arrese.
Le condizioni furono durissime: Atene dovette rinunciare a tutti i suoi possedimenti tranne l'Attica, consegnare la flotta , eccetto 12 navi, abbattere le lunghe mura e le fortificazioni del Pireo ed entrare nella Lega del Peloponneso.
In città si insediò un regime oligarchico filospartano (i trenta tiranni)
giovedì 5 marzo 2020
L'egemonia Spartana
La nuova situazione, nei fatti non si presentava facile. Sparta aveva vinto e piegato Atene per due motivi:
- l'appoggio trovato nelle poleis che volevano liberarsi del controllo ateniese
-l'intervento economico della Persia
Naturalmente entrambe le situazioni non dovevano permanere e Sparta rivelò la sua inadeguatezza per fattori interni ed esterni.
i fattori interni:
- l' incrinarsi degli equilibri interni alla polis
-la profonda arretratezza amministrativa ed economica.
i fattori esterni:
-malcontento e ribellioni provocate dal tentativo di controllare le poleis attraverso l''istituzione di regimi oligarchici filospartani (cosa che contrastava profondamente con la propaganda della "liberazione" sbandierata durante la guerra)
-"l'infedeltà" dell'alleanza con la Persia da sempre interessata ad estendere il proprio potere nell'area greca. Se i Persiani erano intervenuti a favore di Sparta non era certo per simpatia ma per calcolato interesse di distruggere l'imperialismo ateniese.
Atene e i Trenta Tiranni
Lo spartano Lisandro nel 404 a.C. nominò ad Atene trenta cittadini con l'incarico di elaborare una nuova costituzione filospartana a capo dei quali fu Crizia, discepolo di Socrate, letterato e da sempre militante nel partito contrario ai democratici.
Il governo dei Trenta (spesso mediante processi, arresti e omicidi):
- limitò il potere dei cittadini,
- non esitò a scagliarsi ingiustamente contro i meteci più ricchi per sequestrarne le ricchezze
- costrinse a morte (o all'esilio) gli esponenti del partito democratico per stroncare le opposizioni.
Appena un anno dopo Trasibulo, un democratico che si era rifugiato a Tebe, organizzò una rivolta e venne ripristinata la democrazia. la guerra civile era pressoché inevitabile e, benché l'intervento degli spartani stessi favorisse un compromesso tra le parti attraverso un'amnistia, lo scontro si risolse in una sequenza di processi politici che colpirono quanti si erano compromessi con i Trenta.
Tra le vittime illustri di queste condanne si ricorda Socrate condannato ufficialmente con l'accusa di corrompere i giovani con il suo insegnamento e non riconoscere gli dei e le leggi della città, ma in realtà a causa del suo rapporto con Alcibiade e, in particolare, con Crizia.
La spedizione dei Diecimila
Nel 404 a.C. morì Dario e salì al trono il figlio Artaserse II. Il fratello minore, Ciro il Giovane, organizzò una rivolta per impadronirsi del regno e chiese aiuto agli spartani che inviarono un contingente di 10.000 mercenari. Nella battaglia di Cunassa, presso Babilonia nel 401 a.C. nonostante l'esercito dei rivoltosi vinse sul campo, a causa della morte di Ciro la spedizione fallì e i mercenari greci dovettero affrontare una durissima marcia nei difficili territori dell'Asia prima di ritornare al mare e alla propria patria.
Il racconto di questa spedizione ci è stato tramandato da Senofonte, storico greco che partecipò alla spedizione e ne prese il comando dopo la morte di Ciro, in un'opera che si intitola "Anabasi" (viaggio di "risalita"per il ritorno).
Il risultato di questa spedizione fu l'inimicizia del Re Artaserse II di Persia.
L'esperienza dello storico, la nascita di un romanzo: L'armata Perduta.
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